domenica 18 marzo 2012

La festa della mamma

Sarà perché nel Regno di Her Majesty si fa sempre tutto a rovescio, la festa della mamma la si festeggia mentre nella penisola italica si celebrano i papà. Raperonzolo in tanti anni non ci si è abituata, e ogni anno si stupisce, come se le date dell' 8 maggio e il 19 marzo (o almeno le domeniche attigue) fossero indelebilmente stampate nella sua memoria e non sostituibili, come punti fermi, cognizioni base, fondamenta della genitorialità.
Questa mattina il Mr si è alzato alle sei, per prepararsi per una delle sue impossibili gare. Negli ultimi mesi, stanco delle solite mezze maratone, si è lanciato in corse notturne, cross country tra pozzanghere, neve o sotto piogge torrenziali. Se non sono assurde non le fa. Questa mattina dunque spettava ad una gara di duathlon, per la quale si è allenato negli ultimi weekend. "Ma che fa papà?" aveva chiesto la prole, osservando il genitore entrare e uscire di casa, mollando e riprendendo bici e sparire più veloce di quando era arrivato. Non che ci facessero troppo caso in realtà, ma la cosa era comunque inedita. 
Per tanto, alle sei del mattino, avendo i bambini dei radio transistor al posto del sonno, erano tutti svegli, fatta naturalmente eccezione per Rape', per la quale la mattina è un momento di riconciliazione con l'esistenza e riappacificazione col genere umano e, a seconda di come avviene, ne può derivare Madre Teresa oppure Jack Lo Squartatore.
A dire il vero Figlio-due ci ha provato a buttarla giù dal letto, irrompendo ad intervalli regolari a partire dalle sei e trenta. "Mamma, vieni giù. Abbiamo preperato un sacco di cose per te!" Rape' aveva bofonchiato qualcosa di sconclusionato e si era rigirata dall'altra parte in preda a sensi di colpa, perché quando un bambino smania per farti vedere quello che ha preparato per te e tu non ci vai subito, ecco ti senti una schifezza, ma Rape' non era ancora interamente in grado d'intendere e di volere.
Alla fine, in qualche modo, la nostra è riuscita a risorgere alle otto meno un quarto. "Sono due ore che lavoriamo per preparare tutto!" Esordiva Figlio-uno. "Sì, due ore che lavoriamo!" Ribatteva Figlio-due. E per lavorare avevano lavorato. Su ogni porta la accoglievano "Happy Mother's Day" fatti al computer da Figlio-uno, una coperta sul tavolo nascondeva i biglietti che avevano fatto (solo Figlio-due ne avevi fatti tre) e un computer collegato alla TV propagava per la sale un presentazione in Power Point che i bambini avevano trovato su internet, così piena di mielosissime frasi allo zucchero filato che Rape' si è sciolta in un mare di baci e lacrime. 
I bambini non la smetteranno mai di stupirci.

domenica 11 marzo 2012

Contro madre natura

Raperonzolo, che da qualche anno insegna come supporto in una scuola elementare, ha una spiccata predilezione per i bambini con difficoltà di apprendimento: quei bambini che, giunti in quarta elementare, non sono più in grado di tenere il passo con gli altri e per i quali la permanenza in classe, soprattutto durante le lezioni di matematica, equivale ad una forma di tortura o un momento di alienazione. 
Non è chiaro alla nostra che cos'è che la appassioni tanto nell'insegnare a questi bambini, se è il sorriso che la accoglie quando dice loro di seguirla fuori dalla classe, o se è quella costante ricerca della chiave d'accesso, della molla inceppata, o di quel giorno in cui riescono a farti 5 + 1 da soli, quella cosa che i loro compagni sapevano già fare all'asilo, ma che per loro, a nove anni, rappresenta il raggiungimento della vetta dell'Everest. 
Ma è un incarico fatto sempre con i piedi per terra e la consapevolezza che, dopo un anno di duro lavoro, quando quel bambino che all'inizio neanche capiva cosa fossero i numeri, l'hai portato a fare addizioni, sottrazioni e anche moltiplicazioni, molto probabilmente, all'inizio dell'anno successivo, ripartirà senza essere di nuovo in grado di fare 5 + 1. 
I bambini che restano così indietro, solitamente hanno non solo difficoltà logico deduttive ma soprattutto sono incapaci di trattenere informazioni, e così ogni anno si riparte quasi da zero. Ma è proprio quel "quasi" far sì che ne valga sempre la pena. Quel costruire ogni anno sulle briciole che restano di tutto quello che si è insegnato e che è stato dimenticato. Briciole che si sommano. Briciole che danno a questi bambini la cognizione di essere comunque in grado d'imparare e di valere qulacosa.
La battaglia quotidiana contro madre natura.

sabato 10 dicembre 2011

Out of this world

Figlio-uno e Figlio-due nel tempo libero.
Orgogli di mamma.

giovedì 8 dicembre 2011

Quando guardavamo i film

Raperonzolo appartiene a quella generazione per cui, all'età dei propri figli, vedere i film era una cosa tanto rara quanto ambita. La trasmissione di un film su mamma RAI significava la famiglia riunita, con ciascun membro pronto a lottare sul posto in poltrona. Solo la domenica, in occasione dei tradizionali drammoni biblici, si assistevano a scene del genere. Non c'era verso che la nostra, come gran parte dei suoi coetanei, fosse messa a letto dopo Carosello: lei il fim se lo doveva guardare. Anche perché i film non erano mai isolati, venivano trasmessi a cicli. E allora giù con i film di Frank Capra, o quelli con James Stewart, John Wayne e Cary Grant; e poi De Sica, Rossellini e così via.
Ogni tanto, ma proprio raramente, si andava al cinema. Una volta l'anno, a Natale, si poteva beneficiare di un cartone di Disney, di quelli classici, già allora roba di almeno dieci o venti anni prima.
Anche l'estate, magari all'arena, non c'era regalo migliore che essere portati a vedere un film di Bud Spencer e Terence Hill.
Poi c'era il cinema dell'oratorio. Era lo zuccherino offerto a noi bambini per farci andare a messa e a catechismo. Si cominciava alle otto con la messa dei ragazzi, e partiva il conto alla rovescia. Catechismo filava con un piede già fuori dalla porta e alle dieci in punto tutti sulle pancacce di legno e giù a suon di spaghetti western, Gozilla e Project UFO, che a ripensarci, erano scelte ben strane per un cinema parrocchiale.
Rape' però, tra tutti gli eventi, aveva una predilezione particolare per le fiere campionarie di Roma e di Milano. Non le è mai stato chiaro il perché, ma in tempi in cui la RAI non si svegliava fino ad ora di pranzo e nell'intero palinsesto non figuravano mai più di un paio di film a settimana - quando diceva bene - in occasione delle fiere dava via alle trasmissioni al mattino e tutti i giorni trasmetteva un film. I film la mattina erano una cosa così straordinaria che toccava per forza ammalarsi per non andare a scuola, farsi venire febbroni da cavallo e stare a letto una settimana intera in compagnia di brodini, Totò, Peppino e Aldo Fabrizzi, oppure Tognazzi e Vianello.
Fa un po' tenerezza ripensare a quei tempi, ora che tutto è cambiato. "C'è niente in TV stasera?" Chiede lei. "No, assolutamente niente" risponde lui dopo aver consultato i centododici canali a disposizione e riposizionato un paio di paraboliche per sondare gli altri trecento e rotti canali in sedici lingue diverse.  "Ma non ti preoccupare" la rassicura lui "sto scaricando il film tal dei tali che è appena uscito al cinema." Oppure i film li vai a vedere seduta in comodissime poltrone davanti a ipergalattici schermi, impianti quadrifonici, indossando occhiali 3D, tanto da ritrovarti a schivare meteoriti perché pensi ti vengano addosso, mentre il rombo fa tremare la sala.
Ecco, diciamocelo, a Rape' piace molto questo presente ultratecnologico e ci si trova benissimo, però ogni tanto le tornano in mente quei brodini a otto anni, guardando "Pugni, Pupe e Marinai", e prova uno strano e irrazionale senso di nostalgia.