Quando Raperonzolo era bambina il periodo più incantato dell'anno era l'estate. Quei mesi di vacanza trascorsi a scorrazzare al mare, le giornate di sole e le corse in bicicletta, la libertà a pieni polmoni.
Succedeva poi, tutti gli anni, che arrivava quel fatidico temporale di settembre, quello che tutto a un tratto spazzava via l'estate. Lo sapevi subito annusando l'aria e osservando il colore del cielo. La luce ormai era cambiata. I riflessi si erano fatti più tenui, la sabbia restava umida e le impronte sembravano calchi di cemento. Allora cominciavi a vedere la gente caricare le valige, chiudere le persiane. Le case, fino a qualche giorno prima vive e animate, piombavano nell'immobilità del silenzio. Era un sipario che calava.
Rape' non è sicura del perché, tra tutti i suoi ricordi d'infanzia, le siano rimasti così indelebili gli odori, i colori e le sensazioni del giorno in cui ti svegliavi e ti accorgevi che l'estate era finita, ma sa che con il tempo quel ricordo ha assunto connotazioni precise: era un'alternanza di luci ed ombre, la luce dell'estate e l'ombra della lunghe stagioni scolastiche che si rincorrevano.
Per molto tempo Rape' ha dato per scontato che questo fosse uno di quei fatti assodati dell'esistenza. Una di quelle esperienze che ad ogni bambino è dato fare: l'estate come parentesi, estasi; l'estate come affermazione dell'io bambino; l'estate come luce e libertà contrapposta al grigiore della città, della scuola, della vita.
Oggi però, a distanza di molti anni, può dire che quella percezione non è affatto scontata e che i suoi figli, vuoi perché le vacanze qui durano meno, vuoi perché l'estate non è mai proprio tutto sole, vuoi perché non si va mai via più di una manciata di giorni, vuoi perché non vivono in un appartamento, ma soprattutto vuoi perché la loro scuola è viva e palpitante, non condividono quel senso di angoscia che avvinghiava Rape' con quell'ultimo temporale, e neanche quell'esultante gioia dell'ultimo giorno di scuola. L'estate viene accolta con allegria e quando finisce salutata con serenità. Forse la luce non è poi così forte, ma non ci sono neanche ombre.
Non ci soffermiamo spesso su quanto diversa sia l'infanzia dei nostri figli dalla nostra, ma quando il divario ci colpisce diventa difficile rapportarvisi.
E' un universo nuovo che non smette mai di sorprenderci. E' un fatto di percezione della vita.
Succedeva poi, tutti gli anni, che arrivava quel fatidico temporale di settembre, quello che tutto a un tratto spazzava via l'estate. Lo sapevi subito annusando l'aria e osservando il colore del cielo. La luce ormai era cambiata. I riflessi si erano fatti più tenui, la sabbia restava umida e le impronte sembravano calchi di cemento. Allora cominciavi a vedere la gente caricare le valige, chiudere le persiane. Le case, fino a qualche giorno prima vive e animate, piombavano nell'immobilità del silenzio. Era un sipario che calava.
Rape' non è sicura del perché, tra tutti i suoi ricordi d'infanzia, le siano rimasti così indelebili gli odori, i colori e le sensazioni del giorno in cui ti svegliavi e ti accorgevi che l'estate era finita, ma sa che con il tempo quel ricordo ha assunto connotazioni precise: era un'alternanza di luci ed ombre, la luce dell'estate e l'ombra della lunghe stagioni scolastiche che si rincorrevano.
Per molto tempo Rape' ha dato per scontato che questo fosse uno di quei fatti assodati dell'esistenza. Una di quelle esperienze che ad ogni bambino è dato fare: l'estate come parentesi, estasi; l'estate come affermazione dell'io bambino; l'estate come luce e libertà contrapposta al grigiore della città, della scuola, della vita.
Oggi però, a distanza di molti anni, può dire che quella percezione non è affatto scontata e che i suoi figli, vuoi perché le vacanze qui durano meno, vuoi perché l'estate non è mai proprio tutto sole, vuoi perché non si va mai via più di una manciata di giorni, vuoi perché non vivono in un appartamento, ma soprattutto vuoi perché la loro scuola è viva e palpitante, non condividono quel senso di angoscia che avvinghiava Rape' con quell'ultimo temporale, e neanche quell'esultante gioia dell'ultimo giorno di scuola. L'estate viene accolta con allegria e quando finisce salutata con serenità. Forse la luce non è poi così forte, ma non ci sono neanche ombre.
Non ci soffermiamo spesso su quanto diversa sia l'infanzia dei nostri figli dalla nostra, ma quando il divario ci colpisce diventa difficile rapportarvisi.
E' un universo nuovo che non smette mai di sorprenderci. E' un fatto di percezione della vita.


