Quando Piattini chiama, Raperonzolo risponde. Se poi la chiamata avviene con un post sull'editing esistenziale bisogna darci dentro.
In quella solare giornata romana, Rape' e Piattini discorrevano piacevolmente addentando un caldo panino. Erano circondate di libri naturalmente, perché nessun altro luogo, se non una libreria, avrebbe fatto loro meglio da cornice.
Quando si è cresciute nello stesso quartiere, si è studiato nella stessa università, si è state finaliste al Calvino dopo aver trascorso alcune centinaia di lunghe nottate nei panni di delinquenti magrebini o ergastolani italo-americani, quando si è diventate mamme tardi e si hanno due figli, entrambi maschi, sommando le cose, qualche cosa in comune sulla visione della vita si finisce per forza per averla.
E allora Rape' e Piattini spaziavano un po' qua e un po' là, avanti e indietro nel tempo, le loro vite fatte di grandi slanci e solenni marce indietro, di tutti quei puntini lasciati in sospeso, delle parentesi richiuse talvolta troppo presto, oppure anche di quelle mai aperte. A quarant'anni e passa qualche conto dentro e fuori le tasche cerchi di farlo, soprattutto quando ti trovi in una strana bolla di sapone; una quiete inaspettata che non sai bene se è quella serenità che ti apre l'autostrada del futuro, oppure sei solo appena arrivata dentro all'occhio del ciclone.
Che bello sarebbe potersi rieditare.
L'editing esistenziale però è questione ben più impegnativa di quello editoriale. Eliminare le ripetizioni, gli aggettivi ridondanti, la reiterazione di concetti e arrivare al nocciolo di noi stessi rende subito bene l'idea del perché scrivere alla fine sia più facile che vivere.
Perché a furia di rileggerci finiamo per venirci a noia. Diventiamo approssimativi. E poi perché i refusi del passato si possono solo correggere al futuro, in un lavoro in linea retta, mai a ritroso. Sarebbe come fare l'editing di un romanzo prima ancora di averlo scritto. Come si fa?
Rape' però crede molto nella memoria selettiva, quella che ci fa cestinare le brutte pagine della nostra vita (tutte le giornate in cui sentiamo di non averne azzeccata una, per esempio - e come mamme sono tante che non si riesce più neanche a contarle). O la memoria creativa, quella che ripercorre gli eventi arricchendoli di buon umore, perché quando siamo un passo avanti, allora quello che sta dietro si riesce anche a colorarlo.
Intendiamoci, non è un cambiare il passato, ma guardarlo attraverso tutta un'altra prospettiva, usare un'altra angolatura.
L'editing allora più che esistenziale è l'editing della memoria. Non è proprio la stessa cosa, ma aiuta.
In quella solare giornata romana, Rape' e Piattini discorrevano piacevolmente addentando un caldo panino. Erano circondate di libri naturalmente, perché nessun altro luogo, se non una libreria, avrebbe fatto loro meglio da cornice.
Quando si è cresciute nello stesso quartiere, si è studiato nella stessa università, si è state finaliste al Calvino dopo aver trascorso alcune centinaia di lunghe nottate nei panni di delinquenti magrebini o ergastolani italo-americani, quando si è diventate mamme tardi e si hanno due figli, entrambi maschi, sommando le cose, qualche cosa in comune sulla visione della vita si finisce per forza per averla.
E allora Rape' e Piattini spaziavano un po' qua e un po' là, avanti e indietro nel tempo, le loro vite fatte di grandi slanci e solenni marce indietro, di tutti quei puntini lasciati in sospeso, delle parentesi richiuse talvolta troppo presto, oppure anche di quelle mai aperte. A quarant'anni e passa qualche conto dentro e fuori le tasche cerchi di farlo, soprattutto quando ti trovi in una strana bolla di sapone; una quiete inaspettata che non sai bene se è quella serenità che ti apre l'autostrada del futuro, oppure sei solo appena arrivata dentro all'occhio del ciclone.
Che bello sarebbe potersi rieditare.
L'editing esistenziale però è questione ben più impegnativa di quello editoriale. Eliminare le ripetizioni, gli aggettivi ridondanti, la reiterazione di concetti e arrivare al nocciolo di noi stessi rende subito bene l'idea del perché scrivere alla fine sia più facile che vivere.
Perché a furia di rileggerci finiamo per venirci a noia. Diventiamo approssimativi. E poi perché i refusi del passato si possono solo correggere al futuro, in un lavoro in linea retta, mai a ritroso. Sarebbe come fare l'editing di un romanzo prima ancora di averlo scritto. Come si fa?
Rape' però crede molto nella memoria selettiva, quella che ci fa cestinare le brutte pagine della nostra vita (tutte le giornate in cui sentiamo di non averne azzeccata una, per esempio - e come mamme sono tante che non si riesce più neanche a contarle). O la memoria creativa, quella che ripercorre gli eventi arricchendoli di buon umore, perché quando siamo un passo avanti, allora quello che sta dietro si riesce anche a colorarlo.
Intendiamoci, non è un cambiare il passato, ma guardarlo attraverso tutta un'altra prospettiva, usare un'altra angolatura.
L'editing allora più che esistenziale è l'editing della memoria. Non è proprio la stessa cosa, ma aiuta.


10 commenti:
editing della memoria guardando al futuro. per qello parlavo di vivere la propria vita come se fosse un romanzo, perché gli aggiustamenti li facciamo strada facendo.
stamattina mi hai fatto un regalo bellissimo, raramente capita di avere uan comunanza di sentimenti così profonda.
un abbraccio forte
è una bellssima immagine, e un pensiero profondo. Che condivido.
come siete brave. non mi viene nient'altro
è un grande dono quello che fate, di lasciar sbirciare tra i vostri pensieri e le vostre profonde condivisioni chi passeggia da queste parti...
per me sono degli ottimi inizi di giornata...
grazie!
Ok al concetto della memoria selettiva...però quelle parentesi mai aperte forse sono un macigno troppo grande, anche per una memoria selettiva. Rimangono lì, come grandi punti interrogativi (che cosa sarebbe successo se..?). A volte nono saperlo può essere anche positivo, ma il dubbio e le parentesi rimangono...ahimé
Com'è che la mia memoria selettiva però ricorda solo i refusi!!!!E non le belle pagine scritte?
Con la memoria creativa, ho colorato tutto del mio passato, ma la memoria degli altri che ti sono stati accanto in passato non si può, giusto?
cara rape' mi siete piaciute molto. non c'entra un granché ma, a proposito di assonanze, risonanze e consonanze - e anche di editing esistenziale - mi è venuto in mente, leggendoti, un film bellissimo: "Se mi lasci ti cancello", che poi nell'originale inglese ha un titolo meraviglioso ("The eternal sunshine of a spotless mind"), una meta-love story che è come una corsa tra le botole e i pertugi della mente. brave, ragazze!
@piattini - E' stato un onore :-)
@eva, giuliana & caia - grazie.
@beth - E' inevitabile, si vive una vita sola. Questo, tra l'altro e il tema del libro che i bimbi mi hanno regalato per il compleanno "Night train to Lisbon" di Pascal Mercier. Ripercorrere la vita attraverso le potenzialita' inesplorate. Le scelte che ci determinano.
E' bello pero' poter dire, malgrado tante cose, di essere proprio dove si voleva arrivare.
@chiara - Anch'io ero cosi', poi col tempo sono cambiata.
@erounabravamamma - Bellissimo film. Il miglior Jim Carrey. (meno male che mi hai messo il titolo originale perche' quello italiano non solo lo conoscevo ma come al solito mi fa chiedere con quale perversita' in Italia si riescono a storpiare i titoli in questo modo, quando una traduzione letterale era non solo possibile ma poeticamente fedele.. "L'eterna luce di una mente pura")
Ciao Rape'
A leggere questo ora il primo pensiero è stato: menomale che non ero a Roma, così non ho disturbato...sarei stata tra voi come un mastino napoletano tra due levrieri, un trattore tra due Aston Martin, una canoa tra due velieri... :)))
@Flavia - mavà. E invece ci sei mancata :-)
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