All'annuncio di un terzo figlio da parte di conoscenti o amiche, Raperonzolo reagisce come un mostro a più teste. Si spacca. Il lato materno e amorevole esulta e gioisce, si complimenta e felicita. L'altro, represso e soppresso, subisce un tonfo. E' confuso, annaspa. E se non fosse ricacciato nel profondo del subconscio a cui appartiene, quasi la costringerebbe ad un lapsus freudiano, di quelli che invece delle congratulazioni ti portano a fare le condoglianze. Bisogna dargli una sberla perché non esca fuori.
Ogni testa ha lo stesso peso. Come se una mamma che decide di avere più di due figli lo faccia spinta da una forte spinta autodistruttiva piuttosto che dal desiderio di maternità. Come se una mamma che decide di avere più di due figli si stia gettando in un'altra consapevole meravigliosa avventura.
Per Rape' sono tutte e due.
Ma che succede, sta diventando schizofrenica?
Niente, in realtà non le succede niente che non avvenga in una mamma che si è resa conto di aver raggiunto il limite personale oltre il quale la maternità diverrebbe capriccio o irrazionalità. Un limite che in talune viene raggiunto ancora prima di avere figli, magari con la rinuncia alla maternità, oppure dopo il primo figlio, o dopo il secondo, o anche dopo il terzo o quarto o anche oltre, molto oltre. E' il limite di chi ha raggiunto la consapevolezza che ogni maternità va ponderata con il peso di quattro misure:
1. Quello di cui ha bisogno un figlio;
2. Quello che si vuole dare ad un figlio;
3. Quello che si ha la capacità dare (emotivamente e psicologicamente);
4. Quello che si è in condizioni di dare (fisicamente, economicamente, in termini di tempo e supporto).
Le teste di Rape' parlano entrambe chiaro e dicono entrambe il vero. Ma a lei, solo a lei. Perché la loro guerra civile è circoscritta all'ego e si proietta fuori solo per riflesso.
Allora, quando una mamma si spinge oltre il limite dei due figli da lei raggiunto, quella vocina interiore si trasforma nel grido di Edvard Munch. Come a dire: Te, ego materno e amorevole di Rape', te che ad avere un pancione non ci penseresti due volte, te che ripartoriresti ancora per tutte le straordinarie emozioni che ti ha dato, te che ancora lo senti sulla pelle il contatto del neonato, te... ecco, non te lo sognare neanche un terzo figlio. Non hai più abbastanza da dare.
E allora Rape' si scandalizza di meno di quel suo ego burbero, arrogante e maleducato che non la vorrebbe far esultare all'annuncio di terze o quarte gravidanze. Lo capisce e lo lascia lì dov'è, a fare il suo mestiere da cane da guardia all'altro ego di gran lunga più simpatico ma assai meno razionale.
Perché ci sono mamme che riescono a vivere ogni figlio, non importa quanti, con lo stesso entusiasmo e dedizione, altre invece no. Forse perché vogliono dare più di quanto sanno di essere in grado di dare, o per tanti altri motivi. Ma in verità non importa quanti figli si decide di avere, uno o dieci; non importa se ci sono mamme che hanno da dare così tanto da farci impallidire, quello che importa è l'equilibrio, tutto soggettivo, tra le quattro misure che noi, con tutti i nostri limiti, sappiamo trovare.
Solo così si potrà essere mamme serene.
Ogni testa ha lo stesso peso. Come se una mamma che decide di avere più di due figli lo faccia spinta da una forte spinta autodistruttiva piuttosto che dal desiderio di maternità. Come se una mamma che decide di avere più di due figli si stia gettando in un'altra consapevole meravigliosa avventura.
Per Rape' sono tutte e due.
Ma che succede, sta diventando schizofrenica?
Niente, in realtà non le succede niente che non avvenga in una mamma che si è resa conto di aver raggiunto il limite personale oltre il quale la maternità diverrebbe capriccio o irrazionalità. Un limite che in talune viene raggiunto ancora prima di avere figli, magari con la rinuncia alla maternità, oppure dopo il primo figlio, o dopo il secondo, o anche dopo il terzo o quarto o anche oltre, molto oltre. E' il limite di chi ha raggiunto la consapevolezza che ogni maternità va ponderata con il peso di quattro misure:
1. Quello di cui ha bisogno un figlio;
2. Quello che si vuole dare ad un figlio;
3. Quello che si ha la capacità dare (emotivamente e psicologicamente);
4. Quello che si è in condizioni di dare (fisicamente, economicamente, in termini di tempo e supporto).
Le teste di Rape' parlano entrambe chiaro e dicono entrambe il vero. Ma a lei, solo a lei. Perché la loro guerra civile è circoscritta all'ego e si proietta fuori solo per riflesso.
Allora, quando una mamma si spinge oltre il limite dei due figli da lei raggiunto, quella vocina interiore si trasforma nel grido di Edvard Munch. Come a dire: Te, ego materno e amorevole di Rape', te che ad avere un pancione non ci penseresti due volte, te che ripartoriresti ancora per tutte le straordinarie emozioni che ti ha dato, te che ancora lo senti sulla pelle il contatto del neonato, te... ecco, non te lo sognare neanche un terzo figlio. Non hai più abbastanza da dare.
E allora Rape' si scandalizza di meno di quel suo ego burbero, arrogante e maleducato che non la vorrebbe far esultare all'annuncio di terze o quarte gravidanze. Lo capisce e lo lascia lì dov'è, a fare il suo mestiere da cane da guardia all'altro ego di gran lunga più simpatico ma assai meno razionale.
Perché ci sono mamme che riescono a vivere ogni figlio, non importa quanti, con lo stesso entusiasmo e dedizione, altre invece no. Forse perché vogliono dare più di quanto sanno di essere in grado di dare, o per tanti altri motivi. Ma in verità non importa quanti figli si decide di avere, uno o dieci; non importa se ci sono mamme che hanno da dare così tanto da farci impallidire, quello che importa è l'equilibrio, tutto soggettivo, tra le quattro misure che noi, con tutti i nostri limiti, sappiamo trovare.
Solo così si potrà essere mamme serene.


40 commenti:
rapè, questo post mi è piaciuto tantissimo. hai saputo scrivere cose che io non sono mai stata in grado di esprimere a me stessa.
grazie.
molto bello in effetti, parole scelte bene e giuste! personalmente sono al terzo, e effettivamente mi sono resa conto di aver raggiunto quel limite di cui parli: se ascoltassi il mio utero, i miei ormoni ne farei forse ancora uno, o perfino anche due o tre... ma so che non potrei dare tutto quello che ho dato, o sto dando, agli altri tre... non è facile riconoscere che un desiderio di maternità può nascere da un momento di egoismo, così come non è facile distinguere se il tuo desiderio si riduce a voler rivivere la gravidanza e il parto, oppure a voler veramente accogliere una nuova vita in famiglia, con tutto quello che comporta.
brava, Raperonzolo, hai descritto benissimo quello che penso anche io. il punto d'arrivo è la serenità, non importa se la si raggiunge con zero, 1 o 5 figli. ogni donna sa qual è il proprio limite. per me sono due, oltre non potrei emotivamente e fisicamente andare.
Bellissimo post davvero.
Belle parole, l'equilibrio è sicuramente una motivazione fondamentale. A tutti quelli che mi chiedono perché voglio far restare Arianna figlia unica, potrebbe essere una parola chiarificatrice :)
Io il terzo lo vorrei proprio, mi sembra proprio "necessario" nell'equilibrio di questa famiglia, ma non ci sarebbe equilibrio economico...
Bel post davvero!
anche se sono un uomo e certe "emozioni" le vivo solo di riflesso, condivido quanto hai scritto.
Non conta il numero di figli bensi' l'amore e l'attenzione che si e' in grado di dar loro.
Poi, credo che cmq il desiderio di maternita' in molte donne sia come un frutto, che piu' lo mangi e piu' lo mangeresti.
Ottima riflessione per cominciare la giornata.
Un saluto
Luca
Ci devo ragionare su molto: madre natura sembra non ne voglia sapere di darmi, in modo naturalmente sano, quello che ritengo sia importante per il nano e che giustamente, credo, hai messo al primo posto (per me è dargli un fratello/sorella). Evidentemente, questa mia aspirazione dovrebbe implicare che le altre tre misure sono soddisfatte implicitamente. Ci ragionerò, ci ragionerò...... anche perchè finora non ci avevo pensato!
Io aggiungerei il punto 5: Quello di cui ha bisogno una donna.
Che è forse il motivo per cui io sono entrata nel partito delle mamme con un solo figlio. Perchè mi piace tanto fare la mamma, e amo mia figlia in un modo sconfinato.
Ma ho anche tanto bisogno di amare me stessa, crearmi i miei spazi, darmi tempo.
Chissà, forse semplicemente adesso mia figlia è ancora troppo piccola. Oppure dentro di me c'era spazio solo per lei da sempre.
Ma come dici tu, l'equilibrio è quello che conta. Ma anche la felicità, secondo me.
Grazie per aver condiviso questa riflessione. Anch'io ho la cosapevolezza di aver raggiunto il limite, non solo il mio di mamma, ma di tutto "il contorno" che i figli hanno bisogno e che i due che mi sono azzardata a mettere al mondo stanno spremendo fino all'osso. Confesso che questa consapevolezza mi è costata una sorta di menopausa psicologica, ma ora sono contenta cosi'. Con cio', adoro le famiglie numerose e rispetto e comprendo chi si ferma al primo.
Ci abbiamo scritto su per un intero mese su genitoricrescono. Io sono quella che fa la parte della mamma-di-figlio-unico e continuo a difendermi dagli attacchi esterni...
Io adesso sento l'equilibrio e, come nel sette e mezzo, sto.
E devo ammettere che forse non è il mio equlibrio personale: io avrei risorse per il secondo. Ma vogliamo considerare anche l'altro genitore? Lui non sente di avere altre risorse e, secondo me, l'equilibrio deve essere ampio, calcolato sugli equilibri di tutti. ALmeno in famiglia.
Rape, i figli sono pezzi di noi stessi che lasciamo nel mondo, vanno, curati e cresciuti con cura, non solo desiderati. Come hai detto tu, il desiderio di maternità e forte ed innato in ogni donna, ma la realtà è diversa, e va constata in base a quell'equilibrio che se troppo oltre passato puo rompersi. Una bellissima riflessione.
Hi Rapunzel, I read this almost in shock: this is exactly what my spinning head has been rambling on over the past weeks, rambling on in English of course because my schizophrenia is English now for reasons that still mystify me. I start believing that the midlife crisis is a self-fulfilling prophecy, because it must be that!!! We are not accepting the fact we are getting to the other side, at least I hope it's that, and it'll go away, because it's so painful right now, and I'm so tired of waking up in the middle of the night after dreaming about being pregnant and weeping in silence because I'm not...
PS: chiedo scusa alle altre blogger per l'Inglese, e lo so che sono antipatica, e lo so che me la tiro, e lo so che maquestachevuole, ecceteraecceteraeccetera. Punto.
mi ha colpito il post e mi hanno colpito i commenti, la consapevolezza che ognuno di noi ha su quello che vuole, sul suo personale concetto di quilibrio e felicità
prima non si poteva scegliere
il fatto di poter scegliere ci dà la possibilità di decidere possibili direzioni della nostra vita, è una grande risorsa, da non sprecare
Concordo con mammafelice e a volte, quando tutti ti chiedono:"Quando il secondo?" la risposta che mi vien subito è:"non ci ho più voglia!"Diverso sarebbe se tra uomo e donna ci si turnasse, quanto a gravidanza , parto e allattamento. Se mio marito si prendesse in fisicamente in carico il secondo figlio, lo farei domani mattina.E, sono sicura, sarei un padre devoto e amorevole....
elisa
IO a distanza di due anni sento che c'è posto per un altro figlio. E come dice Silvia gc, è importante che lo senta anche chi ci sta vicino, nel mio caso è così! Ovvio, la domanda che ci poniamo è: riusciremo a voler bene al secondo come ne vogliamo alla nostra piccola? Penso proprio di sì! Condivido appieno le ultime tre misure, ma mi chiedo: come si fa a sapere quello di cui ha bisogno un figlio? Amore, serenità, gioia, una guida...Credo che i genitori possano fare del loro meglio, ma è questa una domanda a cui solo lui potrà rispondere e dovrà essere anche fortunato
Bellissimo questo post. Ho riconosciuto molte delle domande che mi sono seriamente posta prima della terza gravidanza... e alla fine sì, ho capito che il terzo lo desideravo davvero, profondamente quanto gli altri due, e che così era anche per il papà (perché in queste cose secondo me è importante ricordarsi che si è in due, fin dall'inizio e anche dopo).
E adesso anch'io, pur sentendo già un po' di nostalgia del neonato, applico la razionalità e mi rendo conto che ho raggiunto il mio personale punto di equilibrio.
Ma allora questa del terzo figlio sta diventando una tendenza! Non faccio che sentire intono a me donne che aspettano il terzo figlio. E io, che ne ho due, che al terzo razionalmente dico che non ci penso, sento che avrei ancora molto da dare. Ma sarebbe il terzo cesareo e ho paura. E forse questa energia da dare potrebbe essere utilizzata nel lavoro e nel fare cose che riguardino solo me.
P.S. cmq, ridendo, posso anche dire che il trend del terzo figlio mi sembra stia diventando anche un po' uno status, come negli USA.
@Elisa, sei fantastica, mi hai fatto troppo ridere :)
Anche io sarei un ottimo padre, per il mio secondo figlio :))
Questo post è veramente bellissimo, hai saputo leggerti dentro e leggere dentro molte di noi che ti leggiamo.
Io ho un maschietto e una femminuccia, razionalmente penso che un terzo figlio proprio non ci sta, soprattutto economicamente, ma a volte non ti nego che la nostalgia del pancione mi viene, poi però penso che ricominciare significherebbe anche togliere ancora tempo ad un eventuale vita lavorativa. Si lo so che moltissime donne lavorano e fanno figli e le ammiro per le loro capacità ma io mi conosco bene, appena ho il mio cucciolo tra le braccia abbandono tutto e mi dedico SOLO a lui ecchisenefrega della carriera. Ho 31 anni e se voglio tornare a lavorare non posso concedermi il lusso di un altro figlio proprio ora che la piccola comincia ad essere più indipendente. Auguri a tutte le mamme tris e pure di più...diciamolo un po' le invidio :-)
Come hai detto bene, io vorrei il terzo, ma mio marito dice che non avremmo l'energia e le risorse psichiche necessarie. Forse sì, forse no, forse bisogna riconoscere i propri limiti o forse bisogna rischiare e lasciare fare alla provvidenza. Certo l'annuncio del terzo mi fa sempre un po' di invidia.
MP
@wwm - A volte è l'età che porta consiglio.
@mammaemigrata - E' proprio quello che dici. Guardiamo a quello che stiamo dando ai nostri figli e quando ci rendiamo conto che un altro infrangerebbe l'equilibrio e ci rimetterebbero tutti è il momento di dire basta.
@itmom - Un limite che ci accomuna :-)
@renata - :-)
@sheireh - Giusto, talvolta ne basta uno.
@orma - Il lato economico è fondamentale. Un figlio o due figli economicamente non fanno una grandissima differenza (ci si stringe, si ricicla il vestiario, si riutilizzano tante cose), ma per molti un terzo figlio significherebbe: nuova casa, nuova macchina. Non esattamente cose alla portata delle tasche di tutti.
@2Gemelle - Mi ha fatto piacere l'intervento di un papà. Ho ponderato molto se parlare di "genitori" o di "mamme" in questo post, poi ho deciso di limitarmi alle mamme, perché alla fine, per quanto la volontà, il supporto, la presenza e la dedizione dei papà siano fondamentali, la volontà della mamma ha sempre un peso superiore, non fosse altro che per motivi strettamente biologici. Se è vero che un papà può talvolta convincere una mamma a desistere se lei vuole un altro figlio, raramente è vero il contrario, se una mamma non vuole più figli, se lei ha raggiunto il suo limite, c'è poco che il papà possa fare.
@Carla - A volte è questione di tempi. Magari non si è semplicemente ancora pronte e dopo un anno o due ci si accorge che si è cambiate.
@mammafelice - Per me il tuo punto 5 è incluso nel "quello che si ha la capacità di dare". Se il nostro bisogno di spazi è molto forte (e il mio come il tuo lo è), la capacità della dedizione esclusiva che richiede un neonato e un bambino in età pre-scolare ne risente. La maternità può soffocare e divenire un peso. L'ho vissuta molto bene la prima volta, ho faticato la seconda, una terza mi annullerebbe.
@laura.ddd - menopausa psicologica Hai colto nel segno :-)
@silviagc - Certo, le risorse dei papà fanno parte del "quel che si è in condizioni di dare". Cincordo che l'equilibrio deve essere ampio.
@marlene - cresciuti con cura, non solo desiderati Giustissimo.
@supermambanana - Since I am way on the other side and well conscious of it, I suggest this practical exercise which I often do when I try to remember all the reasons for not getting pregnant again: every single time (EVERY SINGLE TIME)you try to do anuthing, pretend your baby is crying. It usually works to come to terms with age. ;-)
@piattini - Ecco, la scelta. Noi donne occidentali del ventunesimo secolo possima scegliere. Ed è una conquista che dobbiamo sapere tenerci ben stretta.
@elisa - ;-)
@mammadicorsa - E' bello essere pronte. Quella sensazione di avere ancora tanto da dare. L'ho provata. Ci ho messo un po' ad accettare di essere passata ad una nuova fase della mia esistenza.
@mammain3D - :-)
@MdiMs - Non credo si tratti tanto di una tendenza modaiola. O almeno lo spero.
@rita - Ma sì che due vanno benissimo :-)
@mp - io della provvidenza mi fido solo quando spero. Se voglio "evitare" la provvidenza la metto al guinzaglio ;-)
yes, I can picture a baby crying in my head, and it's a fact I'm so knackered even with only two around. But there's another image in my head, of a white coffin, two years ago around this time. And the consciousness something has not been brought to completion. I know it happened to you too, I'm not suggesting it was less painful but you had another one after, I understand. I have to live with our decision I will not. And the clock is ticking, not long now and this decision will not be one that I can revoke.
ok...vado subito ad ordinarlo...
ops non ho capito cosa ho combinato cmq sono io patty
Voglio raccontarti questo, tutto quel che hai scritto è vero, la razionalità va ascoltata di più.
La mia esperienza però è stata un pò diversa , ho avuto il mio terzo bebè molto presto dalla nascita del secondo, credevo di prenderla male, che il mondo mi sarebbe caduto addosso,invece mi ha dato la forza, ma sopratutto della tenerezza in più per i fratellini che ha aiutato tutti noi e ci ha unito ancora di più.
Per questo, non mi dispiacerebbe sorprendermi ad aspettare un altro bebè, me lo augurerei volentieri.
Ogni famiglia nella sua intimità con l'affetto trova il suo equilibro e come far fronte alle esigenze, anche economiche.
Ho letto con attenzione il post e tutti i commenti e sono rimasta veramente ammirata nel sentire una tale profondità di sentimenti.
Io sono una "vecchia" madre, che ha avuto due figli, desideratissimi e voluti fortemente (del secondogenito sembrava non riuscissi a rimanere incinta), in un periodo (1978 e 1982) quando il figlio unico era una scelta molto diffusa.
Avere un terzo figlio sembrava qualcosa di eccezionale. Tra le mie amiche, una sola è arrivata a tre, per sbaglio tra l'altro, tra indecisioni e patemi d'animo infiniti..
Eppure c'era più stabilità lavorativa e c'erano più certezze rispetto ad oggi. E anche noi, mamme di allora, ci sentivamo, come vi sentite voi, mamme "uniche", quasi fossimo le prime a vivere questa esperienza...
Perciò il leggere le vostre testimonianze è stato come respirare una boccata di fiducia nel futuro, nel mondo e negli altri, perchè se questo manca, non si fanno figli...
Un augurio speciale a tutte voi, giovani mamme.
@supermambanana - I understand your feelings. It's true, I had one after and it makes the difference.
@patty - Problemi di quando si hanno due accounts ;-)
@chiara - Sì, spesso succede. Arriva una gravidanza inaspettata e allora cambiano le cose. Ma a fatto già avvenuto si trova la determinazione delle circostanze, delle esigenze. La razionalità entra in ballo solo quando si deve operare una scelta. E' bello sentire di mamme con esperienze così positive.
@cautelosa - mi fa piacere la tua considerazione. Ci ho pensato molto anche io. Venti-trenta anni fa la natalità precipitò, pur essendoci più sicurezza lavorativa. Come se le donne all'ingresso nel mondo del lavoro avessero posto limiti e paletti: uno, due figli al massimo. Il poter lavorare, essere considerate al di fuori della casa era la priorità di una nuova affermazione sociale. La maternità ne pagava le conseguenza. Oggi invece sono moltissime le mamme che vogliono avere più figli. Non so quali siano le ragioni ma me ne vengono in mente due possibili: il maggiore contributo, aiuto, presenza dei papà; la scelta individuale, di molte mamme, anche con lauree, professioni o carriere di lasciare il lavoro e occuparsi della famiglia o lavorare part-time. Perché, diciamocelo, tre figli piccoli con due genitori lavoratori full-time si fa solo con un'esercito di tate e donne delle pulizie :-)
Mi è piaciuto molto il post.
Concordo con tutte le mamme (e papà) che hanno scritto perchè comunque non c'è una regola fissa... ci siamo noi per quello che siamo, mamme diverse l'una dall'altra.
Chi lo chiama equilibrio, chi maternità e paternità responsabili, chi il poter dare ai propri figli ciò di cui hanno bisogno, chi il sapersi dividere in mille senza far mancare nulla a nessuno.
Penso che una mamma lo sappia, lo senta dentro se stessa.
Io considero i figli un dono di Dio, e proprio in quanto dono li devi saper valorizzare al meglio sapendoti donare amorevolmente a tutti quanti. E per farlo devi innanzitutto stare bene con te stessa.
Dopo aver partorito la mia terza figlia mio marito se ne è andato con un altra...
Questo ha fatto sì che il mio dedicarmi alle figlie avvolgesse tutto, fosse la priorità, la ragione del mio vivere.
Ma ti dirò... da mamma, anche se sono da sola... nel cuore sento che nel mio equilibrio ci starebbe anche un altro figlio...
Il tutto rimane nel cuore ovviamente!!
che belle queste riflessioni! di fronte a una che mi dice di aspettare il terzo figlio in questo momento della mia vita sarei INVIDIOSISSIMA, perchè ho amato moltissimo diventare madre, al di sopra di ogni immaginazione. E ne farei altri due/tre, andrei a vivere in una casa col giardino e un cane...come una famiglia Bredford del 2000. Ovviamente ciò che sogno si scontra: 1) con mio marito e le sue volontà 2) con la realtà delle cose, 3) con il timore di non potere assolutamente dare a questo figlio la stabilità emotiva (economica chissà) che merita.
quindi per ora nisba.
però è il momento di adesso, magari tra un anno le cose cambieranno, oppure no. Ognuna da alla sua vita la sferzata che vuole quando vuole.
ciao..molto bello quello che hai scritto e l'ho riletto un paio di volte per cercare di mettermi tra le righe...di cogliere ogni parola...
si concordo in pieno con quello che dici...io ..mamma di tre bimbi penso di essere arrivata a quello che desideravo...sapevo che non era e non e' una cosa semplice , ma con l'appoggio anche di mio marito abbiamo intrappreso anche l'"avventura el terzo bimbo.
noi siamo felici...stanchi, ma felici ma abbiamo raggiunto la nostra serenita' ...e anche se come donna il desiderio e' ancora presente razionalmente penso che tutte le nostre energie debbano andare ai nostri tre bimbi.
ua cosa nei commenti propio non condivido...non e' una scelta modaiola..non penso davvero che lo possa essere..
ciao ciao
mi hai fatto un po' piagnere, rapè ... speriamo vada tutto bene... GASP
@wondermamma - Penso che una mamma lo sappia, lo senta dentro se stessa. Verissimo.
@mammanews - Datti tempo e magari poi, chissà...
@ire - Neanche io penso si tratti di mode, penso più ad una nuova positiva tendenza delle donne di oggi.
@bstevens - E certo che andrà tutto bene, come altro deve andare? Vai tranquilla. Al limite tra un paio d'anni questo post ce lo rifai tu: "basta! tre bastano e avanzano!!!" ;-)
l'ho letto e riletto qsto post. io sto cercando il mio limite personale tra il non avere figli e averne. perchè ci penso spesso, e l'idea di un figlio mi sembra meravigliosa. poi però mi viene una paura folle, e mi blocco.
io nn riesco a capirlo bene il mio limite...
ho pensato a me, che ne volevo due, e tra capo e collo me ne sono venuti tre, e a bstevens, che il terzo l'ha voluto e cercato...
Penso che il post di Rapé, pur suscitando sentimenti molto diffusi e condivisi (come testimoniano i commenti) impattino in modo diverso su chi ha avuto gravidanze "normali" e chi invece ha incontrato qualche "ostacolo" (uso questo eufemismo..) sulla via...Io sono a quota uno e vorrei davvero uno o anche altri due bambini: sullo sfondo resta però quella paura di dover rivivere esperienza passate che per quanto superate anche grazie alla nascita di un figlio tanto desiderato rimagono sempre lì...Per quanto mi riguarda, i pesi sono soltanto due: da un lato la paura e dall'altro il forte desiderio di dare a mio figlio la gioia di un fratello o di una sorella. Paradossalmente..una semplificazione dei 5 pesi di Rapé..
dieci e lode. E' esattamente come la penso io, ma detto in un modo quasi poetico.
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